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giovedì 29 maggio 2008
Basic Instinct
La cena è nei piatti, il silenzio in tutta la cucina. Non ci sono più argomenti comuni con Sara, solo imbarazzo. E tanto rancore. Basic instinct, istinto omicida. Perciò si accende la televisione. E ci si affida al tiggì.
Italia a pezzi, nota politica e discussioni. Miseria e routine. E una gaffe. Sharon Stone al Festival di Cannes rilascia un'intervista per un'emittente cinese. Basic instinct, istinto avventato. Poco buon senso. Il terremoto toccato ai cinesi ha a che fare col karma. Punizione giusta per una politica sbagliata. Basic instinct, istinto insensibile. Punire gli innocenti per gli errori dei potenti. Un terremoto pro-Tibet, come usa adesso. Basic instinct, istinto funesto. E funesta ira di Dior, che in Cina ora rischia di vedere censurata la campagna lanciata di fresco. Testimonial di profumo, leggerezza pagata profumatamente. Basic instinct, istinto costoso, insomma.
Sara finge interesse e forza una risata. Basic instinct, istinto matematico. Conto fino a cento per non replicare. Conto fino a mille per non esplodere. Intanto rifletto. Karma: una volta non era punizione divina? Nome moderno di vecchio ammonimento. Il semplice fato non vende più. Basic instinct, istinto alla moda. O credenza derivata dall'esperienza personale? Forse la malattia appena sconfitta dalla bionda fatale era il prezzo da pagare per la bellezza sfacciata rubata alla natura. Bellezza e intelligenza, credevo. Ma ora mi chiedo se l'età sia davvero l'unica cosa che la Stone sa mascherare bene.
Basic instinct: istinto bestiale o poco cervello?
Pubblicato alle 15:32
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lunedì 19 maggio 2008
Dedicato a te
A chi impone agli altri le proprie esigenze
e rinfaccia gli errori altrui in tutte le contingenze.
A chi si sente troppo importante per mettersi in discussione;
a chi non si sente vivo se non va in televisione.
A chi spara giudizi ingiusti;
a chi della birra finisce i fusti
e non lascia agli amici un goccio.
A chi la testa ha di coccio,
ragioni non vuol sentire,
e quando qualcuno soffre si permette di gioire.
A chi fa delle proprie pene un dramma;
a chi si aggrappa alle vesti della mamma.
A chi, codardo, dietro un'ideologia si nasconde;
a chi tiene i piedi su entrambe le sponde
per non fare la scelta sbagliata.
A chi non ammette di aver fatto una cazzata
per rabbia, per amore, avidità o ingordigia;
a chi non ammette che ogni tanto la vita è un po' grigia.
A chi finge di dimenticare la coscienza sociale
per senza scrupoli ad altri far male
traendone profitto.
A chi per la sua via fila diritto
e non si ferma a aiutare chi aiuto implora.
A chi male governa e lo Stato manda in malora.
A chi pensa di non avere doveri, solo diritti;
a chi se la prende con gli sconfitti.
A chi pretende rispetto
e rimane interdetto
se qualcuno a lui lo chiede.
A chi agisce in malafede;
a chi si vende per sete di soldi, potere e gloria.
A chi interrompe prima della fine una storia.
A chi si prende troppo sul serio
e le risate raziona seguendo un severo criterio.
A chi ama tutto e tutti controllare
e non lascia la gente respirare.
A chi urla senza motivo;
a chi finge di essere schivo
e invece è falso.
A chi pensa che lo sforzo è valso
solo se un personale vantaggio è stato tratto.
A chi pensa che un artista sia solo un matto;
a chi ritiene inutili le passioni,
a chi soffoca le emozioni.
Mi rivolgo a permalosi, sbruffoni e a tanti altri,
furbi o idioti, più o meno scaltri,
e senza pudore Masini e Grillo emulo
gridando a tutti vaffanculo!
Pubblicato alle 1:27
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giovedì 15 maggio 2008
Botte piena o moglie ubriaca?
Mi sveglio perché dalle tende penetra troppa luce e subito mi accorgo che sono in ritardo. Ritardo mostruoso, non ho sentito la sveglia: la sera leoni, la mattina coglioni. Pub con gli amici, piadina, patatine, Guinness e risate. Chi trova un amico... ha una sorella carina. Riadattamento postmoderno di detto antico di anonimo saggio.
Sono le dodici, il bagno è da pulire, la valigia è da fare e io sto a letto a rimuginare. L'ozio è il padre dei vizi. Il treno parte tra un'ora e mezza: devo darmi da fare. Biancheria, magliette, felpe, jeans: mancano ancora le scarpe. Lisoformio freschezza alpina, spegnere la caldaia, cinque mandate di chiave alla porta. Autobus preso di corsa, biglietto, pane, prosciutto e euforia. Non voglio perdere il treno.
Voglia di casa, voglia di riabbracciare qualcuno. Bologna, binario uno Piazzale Ovest. Caldo e sonno. E finestrini bloccati. La signora che mi siede di fronte mangia una brioche, l'uomo al mio fianco mi osserva. Osteria Nuova, San Giovanni in Persiceto, Crevalcore, San Felice sul Panaro, Mirandola, Poggio Rusco, Ostiglia, Nogara, Isola della Scala, Verona Porta Nuova, Domegliara Sant'Ambrogio, Ala, Rovereto, Trento. Arrivata: casa dolce casa.
Via Palermo, doccia e lavatrice. Bagagli riordinati, cena in famiglia. Ed è subito litigio. Parenti serpenti, dannazione. Mi rifugio in camera e scrivo. Scrivo per non sentirmi sola, scrivo perché i lettori sono personaggi immaginari creati dalla fantasia degli scrittori in cerca di compagnia. Scrivo, e solo ora mi accorgo che non volevo perdere il treno, ma nemmeno prenderlo. Nostalgia di Trento a Bologna, di Bologna a Trento. Non è la meta, ma il viaggio quello che conta.
Ho capito cosa intende chi dice che i proverbi sono frutto della saggezza popolare.
Pubblicato alle 22:59
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sabato 10 maggio 2008
Mosca
Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Appuntamento dall'oculista per venerdì pomeriggio, sedici e trenta. A Egna, senza automobile. Visita accurata e pomeriggio consumato. Misurata la pressione, esaminato il fondo oculare, testata la convergenza, fatte le misurazioni per lenti e occhiali. Siedo su una panchina in piazza, le gocce negli occhi si fanno sentire. E non mi fanno vedere. Atropina negli occhi: non posso guidare; atropina negli occhi: che fastidioso il sole; atropina negli occhi: la testa mi duole; atropina negli occhi: la miopia è il male minore.
Siedo su una panchina in piazza e imparo a vedere con gli altri sensi. Sento la corriera arrivare e due fratelli strillare per un peluche, annuso la fioritura delle magnolie e schivo il sudore di un operaio che passa. Tocco il banco freddo della gelateria, riconosco i due euro dalla zigrinatura laterale, mi lascio consolare dalla dolcezza di un frappè al cioccolato. Erkennen Sie mich?, un anziano mi rivolge la parola. Né La conosco, né La riconosco e comunque non La vedo, mi spiace.
Gusto l'ultimo sorso, raccolgo la borsa e cerco un cestino. Macchie colorate, contorni sfuocati, ho paura a attraversare. Tutto è minaccia e io sono sola. Sull'altro lato trovo i rifiuti, sbaglio la mira e raccolgo il cucchiaio. Mi giro e inciampo nello scalino. Se fosse finzione sarebbe comicità, se fossero parole sarebbero barzellette. Ma è la realtà, per fortuna passeggera. Penso a chi cieco lo è per sempre e d'un tratto capisco: i cani-guida sono iride, cornea e retina, ma soprattutto sostegno e affetto.
Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. Con te le ho scese perché sapevo che di noi due le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, erano le tue.
Pubblicato alle 2:23
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venerdì 9 maggio 2008
Spiderman
Marrone. Il corpo color terra bruciata, il passo seducente: fisico fastidiosamente sinuoso. Provocante, avanza verso di lei. Cammina in equilibrio sulla via dell'affermazione della virilità. Negli occhi neri la certezza della vittoria, in un tremito diffuso il piacere dell'attesa. Villoso la minaccia. Lo guarda incedere sicuro, un brivido le percorre la schiena. Paura: si sente debole, è in trappola. Passo determinato: vuole lei. Si sente nuda sotto il suo sguardo spietato e solo allora si accorge del profumo che emana intenso dalla sua pelle. Femminilità che lo ammalia e lo guida a lei nella penombra del pomeriggio.
La raggiunge: sembra un sorriso il suo, invece è solo un ghigno. È terrorizzata, ma non bloccata. Arretra di due passi. Si ferma, la disperazione ora le gela le articolazioni. Più sfuggente è la preda, più determinato il predatore. Sfrontato e violento la afferra. Arti bloccati, legata, non può che arrendersi alla volontà cruda del suo avvenire. La domina ansante, si muove agile su di lei, la usa e se ne compiace. Lei sente solo quel sapore amaro che le permea la bocca.
Misfatto consumato, istinto soddisfatto, intimità violata. La abbandona alla solitudine inerte e prima che si sia liberata è già sparito tra le foglie. Bridal bondage, pratica animale dal sapore umano. Stupro, non sesso. Lui è un Ancylometes, il Ragno Pescatore Gigante; lei, la sua preda incastrata nella tela, gli assicurerà la discendenza.
E-mails ammonitrici, spray urticanti, bracciali radio anti-stupro, corsi d'auto-difesa per studentesse all'università. E poi: Rapex, i preservativi femminili a tagliola. Precauzioni bestiali che gli animali non hanno, strumenti concepiti dall'ingegno dell'Homo Sapiens Sapiens che molto fanno discutere e poco aiutano gli esemplari femminili di quella strana specie.
Pubblicato alle 1:40
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